E vien di notte…

Finalmente il mio giorno preferito delle feste è arrivato, il 6 gennaio.

Un giorno rosso nel calendario italiano, l’epifania. Aldilà del significato religioso legato alla nascita di Gesù, all’adorazione dei Magi, alla stella cometa e altre vicende, la cosa a cui sono veramente legata è la befana.

Chi è la befana? Una vecchietta vestita di stracci che vola su una scopa per portare dolci e regali ai bambini buoni e il carbone ai bambini “cattivi”, carbone dolce anche quello, pieno di zucchero.
Perché la befana, anche se ha l’aspetto di una strega e può incutere un po’ di paura, in fondo, lo sanno tutti, ha il cuore grande come una nonna. 
Un personaggio un po’ bizzarro se vogliamo, pensare che questa piccola e vecchia “strega” su una scopa porti doni ai bambini. Spesso faccio fatica a spiegare questa figura a chi non la conosce, perché è un po’ lontana dall’immagine del babbo natale buono che arriva con le renne luccicanti.

Oggi, nella lingua italiana si usa purtroppo il termine befana come sinonimo di brutta cosa che non mi piace affatto. Ci sono anche delle persone che dicono “tanti auguri” alle donne il giorno della befana. Io davvero non l’ho mai capita questa strana abitudine, di pochi per fortuna.

Sull’origine ci sono tante leggende, storie antiche, pagane e poi cristianizzate, alcune davvero interessanti. Si possono leggere ovunque. A parte la poco credibile storia della vecchietta che da indicazioni ai Re Magi che non trovano Gesù bambino, di sicuro è una tradizione antica e popolare che ha tante influenze e che mantiene per questo un grande fascino. Quello che vi voglio raccontare però non è la vera storia della befana ma ciò che rappresenta per me questo giorno.

La befana è quella che aspettavo, e ancora aspetto, la sera del 5 gennaio. Di babbo natale mi importava meno, non sono mai stata molto affezionata a quell’uomo vestito di rosso. La befana mi sembrava più vera, quasi me la vedevo arrivare dentro casa. Ne avevo un po’ paura sì, ma sapevo che mi avrebbe portato tanti regali, perché era lei, non il signore con la barba bianca, a portarmi i regali più grandi. In passato, almeno nel centro Italia, era la befana quella più aspettata dai bambini. Quando babbo natale ancora non era una tradizione in Italia, la befana c’era, lasciava dolci e frutta dentro le calze o meglio i calzini veri e propri messi davanti al camino o alla finestra. 

Una tradizione popolare che diventa una festa. Se vi capita di venire in Italia in questo periodo troverete supermercati, negozi, mercati e bar pieni di dolci, calze con l’immagine della vecchietta e scope portafortuna. In molti paesi e paesini in Italia si organizzano feste, manifestazioni, sfilate di befane in piazza che distribuiscono dolci ai bambini e agli adulti.

Una cosa negativa c’era però. Il giorno dopo o due al massimo, di solito si tornava a scuola e io ero molto triste perché lasciavo i miei giocattoli, appena ricevuti, a casa da soli e li pensavo tristi anche loro, lì, da soli, mentre io non c’ero e con loro avevo giocato troppo poco.

Ovviamente lei viene di notte.
C’è una canzoncina che tutti conoscono. Ci sono infinite varianti, quella che conosco io è: 

La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il vestito alla romana 
viva viva la befana! 

Evviva la befana allora. Anche ieri sera ho preparato la mia calza e oggi l’ho trovata piena di dolci!
Si dice sempre: “babbo natale non esiste” oppure “credi ancora a babbo natale”? Sulla befana non si fa questa ironia e io so perché. La befana esiste, sempre. 

A parte l’affetto che nutro per questo giorno, c’è un altro motivo per cui adoro il 6 gennaio. In italiano si dice: l’epifania, tutte le feste le porta via.

Ultimo giorno delle feste natalizie, finalmente! 

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