What do you know about Italian Opera?

Julia, a student of Italian, has written an engaging article on the history of Italian opera, and I would like to share it with you. What do you think? Feel free to comment or add.

Here is an introduction to Italian opera from the point of view of a violinist who has worked in Italy playing opera, who knows the famous arias, the violin parts, and some of its beautiful theatres. 
To enter any theatre in Italy is to step back in time. Over the years a number of theatres have been destroyed by fires or earthquakes only to be rebuilt or restored to their former glory, so they continue to be a vital part of Italian life. 
I had certainly never taken into account how much the opera house would have opened up the possibilities for music and given direction to its composers. Music cannot exist in a bubble; it has to have its audience. 

Julia Milne

Per una breve storia dell’opera italiana, e forse per una prospettiva diversa, ho collegato ogni compositore a un teatro. 

Innanzitutto, nel c.1630, abbiamo Monteverdi e il Teatro San Cassiano di Venezia, dove ha fatto il suo debutto l’opera “L’incoronazione di Poppea.”
Il teatro San Cassiano era importante perché era il primo teatro a permettere al pubblico di entrare a pagamento. Prima di questo, l’opera era esclusivamente per i ricchi.  Venezia aveva una reputazione di libertà perché era ben lontana dal rigoroso controllo di Roma e Firenze. Venezia, grazie alla sua stagione del carnevale e dei balli in maschera, era diventata una mecca culturale per i cantanti, compositori e librettisti. L’opera barocca sembra una musica parlante, intima, e senza misure; ha una linea musicale flessibile.  Le voci sono accompagnate da strumenti delicati.

Facciamo un salto di duecento anni e abbiamo Rossini, Donizetti e Bellini, tutti contemporanei. Rossini, che associamo all’opera comica, è nato a Bologna e ha lavorato nel Teatro San Carlo di Napoli. Rossini era un ammiratore di Mozart e questo è evidente nella sua musica. La sua musica ha la stessa spontaneità ed energia, che riflettono l’azione in rapido cambiamento sul palco. È famoso per i lunghi crescendo e utilizza una tecnica chiamata “sul ponticello” che significa suonare il violino con l’arco molto vicino al ponte per ottenere un suono vetroso e ghiacciato.  Nessuno sa perché, ma improvvisamente, ha smesso di comporre opere quando ha compiuto 40 anni. 

Donizetti era di Bergamo e qui c’è un teatro che porta il suo nome; tuttavia, dopo Rossini, ha lavorato anche al San Carlo di Napoli. Era prolifico, ha scritto infatti più di 70 opere. Le sue melodie sono meravigliose, ma forse perché le ha scritte in fretta, la sua armonia e i suoi ritmi sono un po’ noiosi e ripetitivi.  

Bellini era di Catania, e ha scritto l’opera seria. La sua musica è raffinata, con delicata armonia e melodie intensamente espressive e una nota di colore di tristezza.  Maria Callas ha cantato Norma nel Teatro Massimo Bellini di Catania nel 1951. 

Verdi rappresenta la storia dell’Italia per 50 anni dopo Donizetti.  È nato a Busseto, dove c’era il Teatro Verdi, un luogo in cui però lui non ha mai lavorato.  Lui era un forte nazionalista e aveva sostenuto Il Risorgimento e l’Unificazione d’Italia. Gran parte della sua musica si basa su melodie popolari italiane e tradizionali. Tranne Falstaff, sono tutte opere serie, e sono piene di drammi umani. Parecchie sue opere sono state rappresentate al Teatro La Fenice di Venezia.

Infine, abbiamo le opere Leoncavallo, Pagliacci e in particolare Puccini, che associamo al verismo, in cui troviamo gente comune in una situazione familiare che agisce violentemente sotto l’impulso di emozioni primitive. Da un recitativo nasce una grande melodia emotivamente intensa ed esotica. C’è sempre un tempo rubato, un accelerando, un rallentando, un subito piano, un crescendo con una sontuosa orchestrazione.  Le sue opere sono state rappresentate al Teatro Regio di Torino e a La Scala di Milano e al Metropolitan di New York. 

Julia Milne

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